“Edward Hopper è senza dubbio uno degli artisti americani più significativi del XX secolo, che ha dato voce a un’America meno sfolgorante di quella che l’iconografia tradizionale ci ha trasmesso all’epoca, e cioè un’America dai contorni meno monumentali, meno attrattivi: un’America del quotidiano, fatta di posti apparentemente anonimi, ma in cui pulsa la vita di tutti i giorni di quella middle class che costituisce, lo si voglia o meno riconoscere, la vera forza di quella grande Nazione.” Sono parole del Presidente della Fondazione Roma, il Prof. Avv. Emmanuele F.M. Emanuele, che così presenta la figura e l’opera di Edward Hopper, artista statunitense i cui lavori sono in mostra fino al 13 giugno 2010 presso la Fondazione Roma Museo, in via del Corso 320, a Roma. La mostra, che ha riscosso un enorme successo nel suo precedente allestimento milanese, propone a Roma, oltre alle 160 opere già esposte a Milano, altri grandi capolavori dell’artista, tra cui l’evocativo Self-Portrait del 1925-1930 e, inoltre, The Sheridan Theatre (1937), New York Interior (1921 circa), Seven A. M. (1948); South Carolina Morning (1955) corredati dai relativi disegni preparatori. Senza nulla togliere alle opere che il visitatore aveva già potuto ammirare a MIlano, tra cui Summer Interior (1909), Pennsylvania Coal Town (1947), Morning Sun (1952), Second Story Sunlight (1960), A Woman in the Sun (1961) e Girlie Show (1941). Un percorso, curato da Carter Foster, che spazia all’interno di tutta la produzione di Hopper e di tutte le tecniche di un artista ritenuto attualmente un grande classico della pittura del XX secolo. Particolarità di questa mostra, inoltre, la possibilità per il visitatore di interagire fisicamente con le opere esposte, a cominciare dalla perfetta ricostruzione scenografica, allestita all’ingresso della mostra, del bar raffigurato nel dipinto Nighthawks (1942). La mostra è inoltre completata da un rilevante apparato fotografico, biografico e storico, tramite il quale viene ripercorsa la storia americana dagli anni ’20 agli anni ’60 del XX secolo: la grande crisi, il sogno dei Kennedy, il boom economico. Un’occasione dunque per capire meglio anche la crisi attuale e l’America sotto la presidenza Obama. L’esposizione è articolata in sette sezioni: “Autoritratti”, “Formazione e prime opere. Hopper illustratore” , “Hopper a Parigi”, “La definizione dell’immagine: Hopper incisore”, “L’elaborazione di Hopper: dal disegno alla tela”, “L’erotismo di Hopper”, "L’essenza dell’artista. Tempo, luogo e memoria". L’ ordine scelto è sia tematico sia cronologico, così da poter ammirare tutta la produzione di Hopper, dalla formazione accademica agli anni dello studio a Parigi, fino al periodo “classico” e più famoso dagli anni ’30 agli anni ’50, per finire con le immagini del periodo finale. All’interno di questo percorso sono presenti tutte le tecniche preferite dall’artista: l’olio, l’acquerello e l’incisione, con particolare risalto dedicato ai disegni preparatori dei dipinti. La quasi totalità delle opere in esposizione proviene dal Whitney Museum of American Art, ma importanti contributi sono arrivati anche dal Brooklyn Museum of Art di New York, dal Terra Foundation for American Art di Chicago, dal Columbus Museum of Art e anche dal Newark Museum del New Jersey. Ricordiamo, a quanti volessero visitare la mostra, che avranno tempo solo fino al 13 giugno 2010; un’opportunità davvero unica per conoscere in modo più approfondito un artista che ha impresso una traccia indelebile nel panorama artistico del XX secolo. Per ulteriori informazioni sulla mostra e tutto quanto ad essa attiene, rimandiamo al link http://www.edwardhopper.it/?IDC=30 ; potrete trovare tutte le indicazioni di cui avrete bisogno; a noi non rimane che augurarvi buona visita...ci ritroveremo al prossimo appuntamento! Immagine in home page: Second Story Sunlight (Secondo piano al sole), 1960 Olio su tela, 101,92 x 127,48 cm (particolare) Whitney Museum of American Art, New York; acquisito grazie ai fondi dei Friends of the Whitney Museum of American Art 60.54 © Whitney Museum of American Art, N.Y. Fotografia di Steven Sloman
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